Ingegneria e pari opportunità

Nonostente le pari opportunità siano ancora un obiettivo da raggiungere anche nel campo delle attività ingegneristiche, va rilevato che nell’ingegneria vi sono comunque condizioni di impiego e retributive, perlomeno nelle fasi iniziali della carriera, più equilibrate nel rapporto di genere rispetto a molti altri settori.

La specificità della preparazione e l’elevato livello di specializzazione conseguito all’atto della laurea pongono di fatto al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro laureate e laureati nelle medesime condizioni. L’elevata richiesta proveniente dal mondo del lavoro di professionalità tecniche costituisce inoltre una condizione favorevole alla parificazione, e ad una valutazione del merito indipendente dal genere.

Le elaborazioni effettuate dal Centro Studi CNI (Consiglio Nazionale Ingegneri) su dati Unesco indicano che attualmente in Italia il 40,5% dei laureati in ambito STEM è composto da donne; agli inizi degli anni 2000 esse rappresentavano il 36%. In altri Paesi industrializzati la percentuale di laureate in ambito STEM è più contenuta rispetto al nostro Paese: in Francia ad esempio è il 31%, in Norvegia il 29%, in Gran Bretagna il 31%.

Sempre secondo i dati elaborati dal Centro Studi del CNI, inoltre, aumenta progressivamente il numero delle donne che lavorano nelle professioni dell’ingegneria. Nel 2017 la percentuale delle laureate in ingegneria è stata del 28%, a fronte di una quota del 16% nei primi anni 2000. Le statistiche internazionali confermano come in Italia la quota di laureate in Ingegneria sia considerevolmente più elevata rispetto a molti Paesi europei, solo per fare qualche esempio: la Francia è ferma al 26%, l’Olanda ed il Belgio al 24%, l’Inghilterra al 23%, gli Sati Uniti al 20%.

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Dati percentuale dei percorsi formativi e di istruzione scelti a seguito della scuola secondaria, nell’Unione Europea con evidenza di genere. Tali scelte si ritiene che giochino un ruolo essenziale nella società, promuovendo l’innovazione, aumentando lo sviluppo economico e la crescita dei Paesi ©Eurostat